Chi siamo

può la foresta respirare se le togliamo l'anima?
e la sua anima non è forse la gente che la abita?
é stato il desiderio di costruire un ponte che portasse tra noi l'anima della foresta a far nascere Ravinala,
è stato questo stesso desiderio a farci scegliere il Commercio Equo e Solidale
non siamo null'altro che questo un ponte che attraverso gli oggetti narra storie di popoli lontani.

"IL MONDO È COME UNA GRANDE RISAIA:
IL LAVORO PORTA FRUTTO ATTRAVERSO LO SFORZO DI TUTTI".

In questo proverbio del Madagascar è racchiuso il senso del nostro essere.
Crediamo che solo lavorando insieme, popoli del sud e del nord del mondo, sia possibile cogliere il frutto che stiamo coltivando:
un frutto di giustizia, un frutto di dignità, un frutto di PACE.
Facendo propri i principi del Commercio Equo e Solidale, Ravinala vuole essere strumento di sensibilizzazione e informazione presso il consumatore di un modo altro di costruire relazioni, dove a prevalere non è la logica del profitto ma della giustizia.


 

Le "origini"...

 

 

Alberto Rossi, instancabile animatore reggiano della solidarietà e della pace, racconta per primo “un' idea”, un viaggio verso nord con Don Piergiorgio, la scoperta di strane botteghe (world shop),  luoghi in cui il vendere non è importante perché importante è creare luoghi di riflessione, punti d'incontro...

“L'idea” é il commercio equo e solidale.

Nel mentre il Centro Missionario Diocesano e Reggio Terzo Mondo (link), un'Organizzazione Non Governativa (ONG) reggiana, riflettono non solo sull’aiuto ai paesi, ai popoli e alle chiese del sud del mondo, ma anche sulla denuncia degli stili di vita del cosiddetto occidente industrializzato, “il nord ricco”, e sullo sfruttamento economico e commerciale del Sud.

Contemporaneamente, anche in campo laico e politico, grazie soprattutto all’opera di Alex Langer, ecologista, politico e pensatore arguto, si inizia a parlare di cambiamento individuale di stili di vita, di conversione ecologica, di sostenibilità, di pace, giustizia, salvaguardia del creato.

Il gruppo di reggiani, allora, lancia l’iniziativa del commercio equo a Reggio Emilia, riuscendo a coinvolgere nella nuova avventura chi già operava per sostenere le missioni in modo tradizionale,  promuovendo l’artigianato.

Padre Aurelio, cappuccino, ed alcune dinamiche signore, sono i primi collaboratori del gruppo; insieme si allestisce un primo rudimentale magazzino in una cantina del centro storico e, successivamente, in una sala messa a disposizione dalla Curia Vescovile. 

E' un sogno che pian piano prende vita.