Il mattino dopo

on Mercoledì, 05 Aprile 2017. Posted in In evidenza

Mostra fotografica sul terremoto in centro Italia

Dal 7 Aprile e fino al 3 Maggio, venite a vederla in Bottega a Reggio Emilia!

dal 5 Maggio al 4 Giugno 2017 in Bottega Corto Maltese a Modena!

Vi aspettiamo. Per non dimenticare...

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Andrea Vagnoni ha voluto essere testimone con la sua macchina fotografica di ciò che era rimasto dopo il terremoto.  Nascono così riprese che si soffermano sul paesaggio degli appennini nelle zone del monte Vettore. Dall'alto i centri abitati ridotti a cumuli di macerie.  Andrea entra nei paesi e si sofferma sulle costruzioni moderne distrutte. Vuole testimoniare la resistenza di un eloquente passato con l'antica porta aperta decorata con motivi floreali in pietra. La tenda bianca mossa dal vento ci fa comprendere che la casa è vuota, in un paese fantasma disabitato. Altre case sventrate mostrano brandelli di vita dove si scorgono arredi e vestiti. Il cartellone “io amo Illica” ricorda ai bambini prima liberi di sporcarsi che non possono più giocare in quei luoghi pericolosi e mortali.  I protagonisti delle foto sono i soccorritori accompagnati dal cane che aiuta l'uomo a trovare sotto i cumuli di macerie chi è ancora vivo. Una foto si sofferma sul particolare di un libro abbandonato di “Graeme Sims”: “Addestrare un cane non significa imporgli delle tavole della legge, ma stabilire un patto di amicizia”. Al calare della notte l'amico fedele è ancora lì non può entrare nelle tende ma custodisce chi non ha voluto lasciare la propria terra." Margherita Zanardi (Storica dell’arte)

Nel mezzo della notte in città ci si sveglia per il letto che sobbalza e i quadri che cadono. Nel mezzo della notte ci si precipita in strada dopo la scossa e si guarda attorno per vedere se tutto resta in piedi o viene giù. Nel mezzo della notte si accende l’autoradio e si ascoltano le prime notizie; si inizia a percepire la vicinanza dello sconvolgimento. Nel mezzo della notte si comprende che nel raggio di una ventina di chilometri in linea d’aria già ci si divide tra sopravvissuti e vittime. Eppure fino a quando non si vedono i segni del disastro non si comprende appieno, nessuna descrizione orale o scritta può far capire

quanto un’immagine, al di là della cronaca giornalistica o del voyeurismo di chi non l’ha vissuto e vuole vedere ciò che ha scampato per pura casualità. E’ per cercare di capire come si impone una catastrofe nello spazio, tra monti, alberi, strade, ponti, case e corpi che il fotografo Andrea Vagnoni la mattina del 24 agosto parte per i luoghi dell’epicentro del terremoto, attraversa Pescara del Tronto, Amatrice, Fonte del Campo, Illica, Saletta e in ognuno di questi luoghi fissa negli scatti mancanze, vuoti e squilibri spaziali in contrasto con ammassi e cumuli di materia. Case sventrate che nude mostrano il quotidianamente invisibile di stanze da letto, bagni e cucine; macerie di abitazioni venute giù all’istante e auto schiacciate da blocchi di mura. E’ un contrasto che lascia senza fiato, e non ci si capacita di come quegli stessi scomposti materiali ammucchiati a terra poco prima fossero compatti e in verticale, a sorreggere e proteggere.

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E a questo punto una nuova e sconvolgente presa di coscienza: il vuoto delle case squarciate è assenza di corpi; l’invadenza delle macerie è presenza di corpi nascosti. E’ su questo confine fisico e psichico che abbiamo deciso di fermare lo sguardo in questa mostra: scatti che arrivano a raffigurare i primi soccorritori che affrontano le rovine con mani e picconi, senza esporre i corpi di chi non ce l’ha fatta, perché nella loro oggettività essi parlano di un dolore intimo, privato, e sono per questo essenzialmente inafferrabili. Lo spazio delle strade liberate dai detriti si anima invece negli scatti di Andrea Vagnoni della presenza di vigili del fuoco, militari, croce rossa, protezione civile, volontari, di una presenza umana in soccorso e sostegno, anche se visibilmente provata e sgomenta. Una presenza concreta alla quale ci si affida per venire fuori dal dramma e sulla quale si proiettano tutti timori e le speranze di un futuro incerto e spaventoso. Questa mostra fotografica, i cui proventi saranno devoluti all’Associazione Pescara del Tronto 24/8/2016 - ONLUS, non può e non deve dare nessuna risposta, né dispensare consolazione d’occorrenza, vuole semmai mostrare ciò che si è riuscito a cogliere dell’accaduto, mettendolo in relazione visiva e concettuale con le immagini di vecchie cartoline di quegli stessi luoghi colpiti dal sisma del 24 agosto; non per fermarsi a un paragone sentimentale, ma per evidenziare come i danni dei terremoti e le conseguenti ricostruzioni siano purtroppo una costante di questo territorio e come sarà quindi necessario impostare al meglio una ricostruzione che sappia tener conto di ciò per evitare che si ripeta. Ci sono due foto, tra le tante che Andrea mi ha mostrato, che sintetizzano al meglio ogni discorso. In una, scattata a Pescara del Tronto, si vede la struttura di un grande tetto in cemento, praticamente integro, sul quale è schierata una squadra di soccorritori; schiacciata da quel tetto c’è una casa di due piani polverizzata. Nell’altra foto, scattata a Saletta, due case si fronteggiano; una per metà è crollata, come quasi tutto il paese, l’altra, evidentemente da poco ristrutturata a regola, non presenta danni. Su queste evidenze visive, senza retorica, gli scatti di Andrea Vagnoni ci spingono a confrontarci e a farci riflettere.

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