MPANJAKA

on Lunedì, 10 Aprile 2017. Posted in In evidenza, Madagascar

Un vecchio capo del villa Zafimaniry

Il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma l’anziano conosce la strada (proverbio malgascio)


L' anziano Mpanjaka del villaggio Zafimaniry ci ha raccontato una storia.

 

Mi chiamo Randriamamonjy Jean-Marie Vienen, 100% Zafimaniry. Sono nato il 27 gennaio 1947 e sono figlio di artigiani.

Il villaggio è nato da un altro villaggio, Ambohimanjaka, dove vivevano i nostri antenati, dal 1800 fino al 1920. Erano in un altro posto che è tutta foresta adesso. Quando arrivarono i colonizzatori, i francesi, sono andati a vedere questo villaggio. Ambohimanjaka aveva un governatore allora, i francesi quindi decidsero di spostarsi da quel posto per venire qua che è più accessibile. Il vecchio villaggio si chiamava quindi Ambohimanjaka. Decisero allora di non cambiare il nome del villaggio anche se si erano spostati perché erano sempre le stesse persone.

Allora era tutta una foresta qua, quindi si è dovuto disboscare per poter fondare il nuovo villaggio.

Mio nonno era fra quelli che fece la spartizione del terreno del nuovo villaggio, io sono il suo terzo nipote. Era il responsabile della distribuzione del territorio. Quando si finì di disboscare, c'erano ancora parecchi alberi. Per cui fu facile costruire le case con il legno. I nostri antenati avevano perlopiù degli alberi, tutte le case erano in legno. Avevano una conoscenza particolare perché riuscivano a fare le case senza usare i chiodi, solo incastri. E disfare le case non era neanche possibile se non si conoscevano le tecniche apposite. Anche le porte e le finestre non avevano fissazioni o serrature in metallo, era tutto fatto con il legno. Già allora, le conoscenze sulla lavorazione del legno era abbastanza avanzata.

Quando la gente si stabilì, c'erano da pagare le tasse verso i colonizzatori. Molti non avevano modo di pagare queste imposte, per cui si finiva anche imprigionati. I francesi, vedendo le nostre sculture, dissero di fare un po' di artigianato che lo potevano comperare, per pagare le tasse. Allora si facevano solo della statuine e delle piccole cose. Più avanti, ci fu una fiera organizzata dai francesi, che permise di mettere in mostra I lavori di scultura di allora, e si poteva apprezzare la loro bellezza. Quindi ci dessero il permesso di fare quello che volevamo per venderglielo. Quindi facemmo dei barattoli per il miele, delle scatole per ombrelli, armadi...

Quindi, più avanti ancora, alcuni dei vazaha (termine malgascio utilizzato per indicare i bianchi) che hanno visto l'esposizione ad Ambositra hanno fatto degli ordini. Hanno portato dei cataloghi per chiedere direttamente cosa volevano di preciso. Quindi, da questo catalogo si copiavano gli oggetti e si mandavano ad Ambositra. Poi da Ambositra si spediva ad Antananarivo. Poi da Antananarivo si spediva all'estero.

La gamma di prodotti si allargava piano piano, si facevano pentole, insalatiere, portafrutta, servizi da thé, posaceneri, piatti...

Dopo è venuto un padre missionario francese nella nostra regione, padre Peltrot Villeneuve. Quindi, prese tutte le sculture per il “denier de culte”. Aveva un magazzino di stockaggio ad Amparibe ad Antananarivo, incorraggiava le persone che arrivavano da fuori a comprare le opere che esponeva. Da allora aumentarono sempre gli ordini. Inizammo anche a fare le sedie Zafimaniry, come anche i cofani di legno. Dopo père Villeneuve, arrivò père Etienne Durier. Divenne responsabile dell'esposizione delle sculture ad Antananarivo. Iniziò a lavorare con l'associazione Fiavotana, che lavorava anche con l'Italia con la Ravinala. Poi designò père Joany per gestire le sculture. Père Joany spediva le sculture in italia. Poi c'erano anche i volontari che lavoravano con noi per sviluppare i nostri prodotti.

Per via del lavoro che abbiamo fatto in questi anni, però, il legno è quasi finito. Il palissandre è quasi finito nelle vicinanze. Si cercò quindi un legno che lo poteva sostituire. Perché il palissandre era difficile da trovare. Abbiamo trovato il legno che si chiama hafobalo, lo usiamo al posto del palissandre fino ad adesso.

Mio figlio Roland è stato cresciuto con tutte queste conoscenze. Adesso è diventato bravo.

Nella foto Angela, figlia di Roland e nipote di Randriamamonjy Jean-Marie Vienen mentre ascolta la storia.

 

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